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martedì 20 dicembre 2016

IO VS IMPACCHETTAMENTO REGALI

Se c'è una (ahimè inconfutabile) verità a cui mi sono arresa ormai da anni è che solo due persone sono in grado di impacchettare i regali di Natale: gli elfi di Babbo Natale e mia madre.
I geni del packaging non risiedono però nel mio DNA e ogni volta che mi sento rispondere dalla cassiera di qualche negozio: "No guarda, noi i pacchetti regalo non li facciamo, ma-se-vuoi-ti-do-il-materiale-per-confezionarli-a-casa", mi sale l'Ade.

Non ho capito: ho dovuto prendere a gomitate buona parte dei clienti presenti per conquistare i miei spazi-manco fossi stata sotto il palco dei Guns n'Roses in concerto (Welcome to the juuuungle!!!)- ho riempito il mio carrello, ho strisciato il bancomat senza fiatare e tu ora mi vieni a dire che ti pesa fare due pacchetti, manco ti avessi chiesto di incartare la Torre Eiffel in scala naturale?!
Che poi ad essere pignoli, se mi dai il materiale mi devi dare anche le istruzioni di imballaggio. Perchè va bene che vuoi fare la scarica-barile con me: ma abbi un po' di cuore, siamo pur sempre sotto Natale eccheccazzo!!! (so che le parolacce non sono politically correct in questo periodo, ma quando ci vuole, ci vuole).
Così ogni anno è la stessa storia: metto un CD di musica natalizia-in realtà un po' più di uno dati i miei tempi biblici per incartare le cose di cui sopra- accendo una candela alla cannella-la cui fiamma tremolante sembra quasi scuotere il capo, della serie "e anche quest'anno non ce la può fare"-, sistemo il tavolo tra carte, forbici, scotch, nastrini e coccarde colorate e cerco di invocare lo spirito di qualsivoglia folletto di Babbo Natale.

Dopodichè inizia la tragedia: perchè può anche darsi che qualche folletto si impossessi di me, ma deve trattarsi in genere di un folletto con grave dipendenza da ecstasy.
E' dalla prima elementare che continuo a chiedermi che razza di problemi hanno le mie forbici con me: perchè io non riesco a tagliare "dritto per dritto" come tutti gli altri esseri della terra? E vogliamo forse parlare dello scotch di cui puntualmente non trovo il segno o dei nastrini da arricciare con la forbice che più che arricciarsi sembrano reduci da una permanente stile Luigi XIV?! 
Non voglio dilungarmi troppo sulle mie oggettive difficoltà nel tirare e piegare la carta, ma dove è quel pirla di Giovanni Muchacha quando serve?! 
Potete dunque immaginare come in questo delirio i miei pacchetti escano una vera e propria schifezza.
L'unica cosa positiva è che l'oggettiva bruttezza del mio packaging rientri nella famosa legge delle "apparenze che ingannano": il pacchetto farà pure cagare ma almeno il contenuto è stato scelto con cura ed amore.

sabato 3 dicembre 2016

S.O.S. SERIE TV: qualcuno chiami un bel dottore!

Ok, lo ammetto, il mio venerdì sera non è stato molto dinamico dato che sono stata incollata al PC a guardarmi serie tv fino a notte inoltrata, ma ecco le mie conclusioni: la televisione crea false aspettative.
La televisione crea false aspettative soprattutto per certe specifiche categorie: il cibo spazzatura non fa ingrassare (vedi la pancia piatta di Lorelai Gilmore in "Una mamma per amica"), "complicato" significa "uomo della mia vita" (vedi Jon Snow in "Trono di spade"), il camice bianco che trasforma maschi bruttini e saccenti in "oh my God! What a manzo affascinante!" (vedi il non certo figo Hugh Laurie in "Dr.House").
E se ammetto di non essere mai stata così ingenua da essermi fatta imbrogliare dal metabolismo veloce delle Gilmore, devo dire che da aspirante crocerossina provetta, ho sempre sognato di imbattermi in uno strutturato vagamente somigliante al Dr. Stranamore di Grey's Anatomy (un bacio al fidanzato ma gli occhi sono fatti per guardare eh!!).
E invece niente, in corsia solo scaldapizzette dal colletto inamidato.
Vi stronco ogni fioco barlume di speranza: salvo qualche rarissima apparizione celestiale fuori da qualsiasi range d'azione (leggi: sposato, gay, ascolta Gigi D'Alessio..), la situazione non è un granchè.
Ecco quindi i camici bianchi che avrei sbottonato volentieri e invece continuerò a consolarmi con le merendine del distributore automatico del Pronto Soccorso.
"Dr. Derek Shepherd"-Patrick Dempsey di Grey's Anatomy
Bello, bravo, affascinante,chiapp...uomo di grande presenza.
Chi non ha mai sognato di farsi venire una sincope vaso-vagale e di svenire tra le sue braccia? Chi non ha mai desiderato di buttarsi giù dalla tromba delle scale pur di farsi ricucire dalle sue gentili mani? Chi non avrebbe il coraggio di prenotare una visita solo per dirgli: "Dottore mi apra. Secondo me qualcosa lo trova di sicuro". Io sì.
"Dr. Mark Sloan"-Eric Dane di Grey's Anatomy

Giustamente, dopo essersi fatte dare una controllata dal dr. Shepherd, già che ci sei e per essere un po' più tranquilla, ti allunghi pure dal dr. Bollore (tanto i due lavorano nello stesso ospedale-sì, al Seattle Grace Hospital c'è un numero di manzi che manco nella cella frigorifera di Nino il boss della bistecca al sangue).
Chirurgo plastico tutto fare, otorinolaringoiatra per vocazione (e chiudiamola qui che è meglio).
"Dr. Claudio Conforti"-Lino Guanciale nella serie tv "L'Allieva"
Belloooo, bello e impossibile...con gli occhi chiari, medico legale da cui mi farei riesumare.
Niente amiche, che vi voglio dire... il dr. Conforti di "legale" non ha manco il cognome nella vita reale: uno che si chiama Guanciale e ha quella faccia lì è in grado di far risvegliare le due "o" di una donna (ormoni e oddio) in un colpo solo.
Standing ovulation.
"Dr. Callahan"-Eoin Macken di The Night Shift

Lo ammetto, mi sono imbattuta nel Tarzan bono della medicina per puro caso, ma dopo averlo visto penso che comincerò a guardarmi la serie con un certo interesse.
Un bacio a tutte.


venerdì 25 novembre 2016

Io sono nata donna e tu che superpotere hai? #GiornataMondialecontrolaviolenzasulledonne

Gli occhi delle donne che amano brillano di una luce tutta particolare.
Gli occhi delle donne che amano, a dire la verità, brillano di luce propria. Li riconosci facilmente, gli occhi delle donne che amano: quelli incrociati di sfuggita su un autobus in corsa, quelli guardati a lungo durante una pausa caffè in università, quelli che vedi riflessi ad uno specchio.
Gli occhi delle donne che amano non temono niente e nessuno.
Fieri, gioiosi e terribilmente perfetti.


E poco importa se siano blu, verdi o marroni: gli occhi delle donne che amano sono belli così come sono, mentre scorrono tra le righe di un libro, intenti a fissare il semaforo in attesa che diventi verde, incollati al display del cellulare in attesa di un certo messaggio.
Gli occhi delle donne che amano si inumidiscono facilmente, talmente generosi da accogliere più lacrime di quanto non facciano gli occhi delle persone: sono gli occhi delle madri, delle sorelle, delle fidanzate, delle mogli.
C'è tanta speranza negli occhi delle donne che amano: donne che danno la vita, donne che combattono dalla sera alla mattina, donne che non si negano, donne che non si arrendono.
Gli occhi delle donne che amano sono fatti di un materiale più duro del diamante, più malleabili dell'oro, più sofisticati della seta: sono occhi di un altro mondo. Occhi talmente profondi e vivaci che quasi ci si chiede se riposino mai, anche mentre fissano un punto a caso nell'orizzonte.
Gli occhi delle donne che amano dovrebbero essere baciati più spesso e guardati più a lungo.
Gli occhi delle donne che amano dovrebbero essere tinti SOLO di eyeliner e ombretto, non di lividi e cicatrici.
Gli occhi delle donne che amano dovrebbero piangere d'amore, MAI di dolore o di vergogna.
Gli occhi delle donne che amano dovrebbero essere preservati dalla brutalità del mondo e non umiliati con la violenza. Questi occhi dovrebbero avere il diritto di guardare al di là del proprio naso e mai in basso in segno di sottomissione,
Gli occhi delle donne che amano dovrebbero essere rispettati e capiti perchè sono in grado di piegare e smuovere mari, monti e coscienze di ogni età. Gli occhi delle donne che amano dovrebbero chiudersi per sempre solo quando sarà la vita a fare il suo corso e non per mano di qualche imbecille.

Gli occhi delle donne che amano fanno paura perchè sono più potenti dell'uso della parola o dell'uso della penicillina: sono gli occhi che indispettiscono i vigliacchi, i maschilisti i padri padroni.
Sono occhi che spiazzano, che scuotono, che sconvolgono.
Sono occhi che vanno oltre la violenza, l'omertà e l'indifferenza.
Sono occhi che continuano ad urlare e a vomitare amore, anche quando l'amore non è più con loro.
Oggi, come ieri, 3xtraordinary sostiene la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.
Non contate fino a dieci per denunciare, chi vi picchia non vi ama e sono fermamente convinta che l'unica cosa che valga la pena contare (almeno) fino a dieci siano i centimetri di un buon tacco o i gradi di un Mojito.


mercoledì 9 novembre 2016

La beauty routine di una reborn mommy

Buongiorno!
Ho ricevuto un bellissimo kit di Promedial con tre prodotti fantastici per la cura della pelle.
La confezione è formata da una mousse detergente, una lozione pre-idratante e un'emulsione idratante.
Insomma, ogni ragazza ama prendersi cura del proprio corpo e anche se siamo tanto impegnate qualche minuto la mattina e la sera riusciamo sempre a ritagliarcelo.
Allora perchè non iniziare proprio dalla cura del viso?!
Ecco cosa ho imparato.
STEP 1
Lo step 1 consiste nel lavarsi il viso.
"E quindi?! Che trucchetto di bellezza sarebbe questo?! Non è una grande scoperta!", lo so che lo state pensando; ma ora vi svelo la novità: la mousse detergente Promedial. 
Questa mousse è infatti necessaria non solo per detergere il vostro viso senza causare irritazione (è stata studiata proprio per le pelli sensibili) ma preserva anche l'idratazione della pelle.
Il vostro viso assumerà subito un colorito sano e la vostra pelle sarà morbida e detersa.
STEP 2 
Novità delle novità: lozione pre-idratante Promedial. Molte di voi, come me, probabilmente non avranno mai sentito questo termine. Lo step 2 è necessario per un'idratazione profonda.
Impugnate quindi il dischetto di cotone con sopra un po' di prodotto e preparate così la vostra pelle a ricevere i trattamenti successivi. La pre-idratazione apporta fattori idratanti indispensabili alla pelle sensibile.
Ragazze, dovete ASSOLUTAMENTE provare!!!

STEP 3
Per compiere l'ultimo step è necessaria l'emulsione idratante Promedial. Questa lozione è indicata per il giorno e aiuta la pelle a ricostruire la sua funzione barriera contro le impurità. Questa crema fornisce alla pelle sensibile l'essenziale quantità di acqua e oli mantenendola morbida, idratata e protetta a lungo.
I prodotti Promedial dell'azienda giapponese ROHTO, saranno la rivoluzione della vostra pelle e vedrete dei risultati eccezionali.
PROVARE PER CREDERE!!!

In questi giorni verranno pubblicate le foto dei prodotti sulla pagina Instagram del blog (3xtraordinaryfashionblog).
Ci vediamo lì, baci 3xtraordinary.

giovedì 3 novembre 2016

Se non avessi paura

Chiediti che cosa faresti se non avessi paura.
Ed io ho deciso di chiedermelo davvero.
Oltre la paura c'è un viaggio da affrontare. Uno di quellli che ti entrano nel cuore, con la mappa in mano, lingua straniera nelle orecchie e paesaggi da togliere il fiato. La destinazione è certo più bella se condivisa con qualcuno a cui tieni davvero (o forse sarebbe il caso che iniziassi a tenere di più a me stessa). Le mete sono New York, San Francisco e magari Miami...il sogno americano.

Se non avessi paura ci sarebbe un bacio, una bomba che aspetta solo di essere innescata. Oltre la paura di rovinare tutto o di una carezza di troppo, oltre il timore di una nuova delusione , c'è una passione che attende di essere vissuta.

Oltre la paura c'è una porta da chiudere e una da spalancare. Una rotta da cambiare.  C'è il coraggio di perseguire i propri sogni e l'ansia di guardarsi con VERA onestà allo specchio e chiedersi "Cosa vuoi veramente?". Un salto nel vuoto senza protezione, una strada da percorrere in salita, un progetto grandioso,

Oltre la paura c'è la donna che potrei essere, ma della quale (forse) non mi sento all'altezza. C'è la sfacciataggine di chi nelle cose ci si butta di petto, la leggerezza di chi non pianifica ma vive il momento, l'onestà di chi le cose te le dice in faccia. Perchè le brave ragazze andranno pure in paradiso, ma quelle che si tengono tutto dentro prima o poi finiscono dalla psicologo.

Se non avessi paura- di sbagliare, di perdere, di perdermi, di ferire, di ferirmi- c'è tutto quello che ho sempre desiderato avere. Oltre la paura c'è tutto quello che devo a me stessa: la libertà di essere quella che sono. Veramente.

venerdì 28 ottobre 2016

Mi hanno salvato le foglie gialle sui marciapiedi in autunno.


Quest'estate mi ha salvato il mare. Quando ancora avevo la testa troppo incasinata per pensare, quando ancora ero troppo confusa per stare bene con le amiche, con gli amici di una vita o semplicemente con me stessa.
Ho pianto tanto davanti al mare. Davanti a lui ho pianto tutto.
Mi hanno salvata i viaggi da sola in aereo-finestrini in cui si specchiano sogni e paure- e quelli in macchina con la radio accesa. Sentirmi salva nella taverna dell'amica del cuore, in sella ad una bici tra le affollate vie di Barcellona e in un locale all'aperto affacciato sul mare.
Mi hanno salvata le amiche. Quelle che se ne sono andate e quelle che non hanno mai smesso di esserci. Mi hanno salvata dagli uomini sbagliati, dalle paranoie notturne (ma anche quelle diurne), dal vuoto cosmico. Mi hanno salvata da me stessa.



Mani che hanno stretto le mie, spalle innaffiate di pianti, shot di tequila davanti al camino mentre si sciolgono i marshmallows, corse disperate verso un pullman in partenza, letti e bagni condivisi, figure di merda come se piovesse, il mal di piedi delle quattro del mattino, "ti va una pizza?" ovviamente sì.

Mi hanno salvata gli uomini che ho amato e che mi hanno amato a loro volta.
Quelli del fugace sguardo, delle prime volte, dei viaggi on the road, della mano che lascia la presa del cambio dell'auto e viene a cercare la mia . Che non importa se ora a stento ci si saluta perchè nel momento in cui l'amore finisce, certe emozioni e certi percorsi continueranno a vibrare per sempre. A fare parte di te.

Mi ha salvata la musica. Mi ha salvata talmente tante volte che ne ho perso praticamente il conto.
I testi imparati a memoria, i pomeriggi sintonizzati su MTV. I dolori affogati nel grunge, nel punk e nel rock'n roll. La musica mi ha insegnato ad essere onnivora e priva di pregiudizi, perchè la bellezza può risiedere in una melodia soul come in un giro di basso. La bellezza può risiedere ovunque tu voglia.
Mi ha salvato l'amore di chi mi sta accanto da una vita, il cielo blu in autunno, i romanzi d'amore, il profumo delle lenzuola appena lavate, la gentilezza di uno sconosciuto, un quadratino di cioccolato fondente . Mi ha salvato il non aver smesso di credere in me stessa anche quando non sapevo in cos'altro credere.

martedì 18 ottobre 2016

Piangi e sarai libera

Le lacrime che scendono silenziose nel buio della tua stanza mentre cerchi di prendere sonno. Quelle che ti rigano il volto alla fine di una festa (è andata come è andata, non è andata come volevo).

Quelle che provi a trattenere con le tue forze- guardo in alto, respiro a fondo- "Davvero, non è niente, sto bene è la luce dei lampioni che mi fa lacrimare l'occhio".
Le lacrime che proprio non sei riuscita a nascondere e quelle che non hai permesso agli altri di vedere. Le lacrime che ti hanno rovinato il trucco nei momenti meno opportuni e quelle che ancora non sei riuscita a piangere.
Le lacrime con cui avresti potuto scatenare una pioggia battente che solo Londra conosce e invece hai preferito far cadere ad una ad una in religioso silenzio. Quelle lacrime che ti rigano il volto e bruciano sulla faccia. Le lacrime di cui ti sei vergognata, quelle che hai dimenticato, quelle del "non ce la faccio più".

Ci hanno cresciute con la convinzione che piangere sia una cosa da bambini, che a piangere siano i deboli, i falliti. Ed invece un giorno ti rendi conto che per piangere da adulti, ci vuole un coraggio incredibile, quasi immenso.
Riconoscersi fragili (noi che pensavamo di poter conquistare il mondo, sempre e comunque), mettersi a nudo (noi che rifuggiamo la prova costume, figuriamoci il nudo integrale dell'anima), fermarsi a prendere fiato (noi che viaggiamo sempre con il turbo), affrontare l'infelicità, chiedere aiuto: sì, piangere da adulti significa fare tutte queste cose insieme. E richiede tanto coraggio.


Ma è proprio il coraggio a renderci liberi- dagli schemi, dalle convenzioni sociali, dall'orgoglio- e la libertà è l'unica cosa che può ricondurci a noi stessi.
Il punto di partenza per la tua felicità.

Sì, ogni volta che piango (ed ammetto-ahi che dolor!-che in questo periodo sta capitando un po' spesso) sento di fare un regalo a me stessa: è solo un periodo di merda e tu sei umana e quindi va bene così. Ne usciremo.
Sì, come queste lacrime qui ne usciremo anche noi.

lunedì 17 ottobre 2016

Libera come l'aria, coraggiosa come il vento e impavida come un'onda del mare.

Che tu possa essere libera, ovunque sceglierai di andare. All'Università, in discoteca, a Machu Picchu. Che tu possa camminare a testa alta. Chiunque sceglierai di amare, un uomo, una donna o solo ed esclusivamente te stessa.

Ti auguro la spensieratezza dei 20 anni e la crisi dei 30, perchè entrambe ti aiuteranno a capire cosa vuoi veramente (o forse no, ma va bene lo stesso). Ti auguro un amore che ti faccia piangere, a patto che in futuro ti insegni a scegliere quelli che ti fanno sorridere. Ti auguro un'amica fidata, un qualcuno che creda in te e una famiglia disposta a combattere al tuo fianco. (O di essere talmente forte da cavartela da sola).
Che tu possa sentirti bella, esattamente come desideri. In jeans, in minigonna o in pigiama. In un corpo che ti faccia sentire a casa, senza dare troppa importanza ai canoni della televisione.
Che tu possa decidere cosa fare del tuo futuro e che nessuno possa importi un amore, una professione, un orologio biologico per la fertilità.
Che tu possa fare l'amore senza sentirti sporca o fuori posto. Che tu possa fare l'amore sempre e solo e quando tu ne abbia voglia.
Ti auguro la tenacia di un carro armato e la delicatezza di un fiore. Ti auguro animo puro e solidarietà verso le altre donne. Una mano pronta a tendersi, un cervello che vada per la sua strada, un cuore lontano dalla mediocrità.
Che tu possa imparare a fregartene dei giudizi, qualsiasi bocca li pronunci. Perchè sei nata con il diritto di essere la donna che sei. Perché come ha scritto Jovanotti: "Quello che sei, dove vai, ciò che vuoi, lo sai soltanto tu".

Che le ferite che hai collezionato non ti facciano male al punto di ucciderti, ma che ti diano la forza di ricominciare. Che tu possa rinascere dal dolore, dal vuoto e dall'oblio.
Ti auguro di essere libera come l'aria, coraggiosa come il vento e impavida come un'onda del mare.
Ti auguro di non tradirti, accontentarti, arrenderti o soffocarti. Mai. 
Ti auguro un sogno ed un pugno di libri.

Che tu possa essere più forte di qualsiasi orrore e violenza.

venerdì 14 ottobre 2016

Keep calm...tua sorella

Sono stanca. Sono profondamente stanca di essere donna.
Donna in età fertile per la precisione.

Certo probabilmente anche se avessi avuto 10 anni avrei comunque trovato un buon motivo per lamentarmi, d'altronde la lagna è parte integrante della vita di una femmina: noi donne abbiamo sempre qualcosa in mezzo alle ruote del karma. E non si tratta certo di un paio di scarpe fuori posto.
Oggi è uno di quei giorni lì. Quei giorni in cui tutte le forze del male dell'estetica, dal pelo incarnito al brufolo sul mento, si vengono  a concentrare nello stesso corpo femminile: la sindrome premestruale. Un nome articolato, di quelli per cui vanno pazzi tutti i fanatici dello spelling e della divisione in sillabe: due parole talmente musicali e piacevoli che a confronto le poesie in rima baciata di Gianni Rodari sembrano i titoli del telegiornale.
Questo finchè non ne conosci il significato.

Ognuna di noi vive il periodo premestruale in maniera diversa: c'è quella che manco se ne accorge, dal momento che non-c'ho-tempo-di-farmi-la-piega-figuriamoci-per-ste-stronzate-qua, c'è quella che se ne accorge ma non dà a vederlo (che poi io non sono sicura dei margini di successo di questa filosofia), c'è quella che non se ne accorge e te lo fa notare (per la precisione con tutto ciò che le capiti sotto mano) e c'è infine quella in cui sono gli altri a non notarlo, visto che quella lì ogni giorno c'ha una parola buona per qualcuno.
Se le donne quindi si sentono scoppiare come una macchina del caffè avvitata male e se sentono l'esigenza di risvegliare il camionista che c'è in loro, lanciando improperi a destra e a manca, gli uomini assistono sconcertati. E non mi sorprenderebbe se alcuni di loro si fossero nel frattempo muniti di giubbotto antiproiettile e iscrizione ad un corso di autodifesa.
C'è quello intelligente che ti gira alla larga.
C'è quello coraggioso che cerca di coccolarti.
C'è quello attaccabrighe che ti risponde a tono.
E poi c'è quello imbecille che ti dice : "stai calma".

Ora, tesoro, io non so perchè alla tua veneranda età ancora ti ostini ad usare il verbo calmare, modo imperativo. seconda persona singolare, nei confronti della tua donna. Lascia perdere tutte quelle minchiate del keep calm e carry on: con noi questa roba del calmarsi non attacca proprio.
Io dico, sei nato maschio e per tua natura pronunci nell'arco della tua vita un terzo delle parole che io sono in grado di pensare, almeno escitene con frasi intelligenti: che so, dimmi "amore come ti sta bene quel vestito!", invece che fare quella faccia da cassa integrazione ogni volta che esco dal camerino, Guardami dritto negli occhi e dimmi "andrà tutto bene", invece di attaccarti al telefono a chiedere consigli a tua madre: no, noi dell'uomo che ci dice stai calma proprio non sappiamo cosa farcene. Se non carta da macero.
Noi donne passiamo metà della nostra vita ad essere filosofiche, romantiche, frivole e fondamentalmente delle gran rompicoglioni: l'altra metà la trascorriamo a piangere. Escludendo le delusioni amorose, il travaglio del parto e le repliche di Grey's Anatomy, per il resto, piangiamo senza un apparente motivo. Così, tanto per vincere la ritenzione idrica. E poi ci sono quei giorni lì, quei giorni in cui avresti bisogno unicamente di un bagno rilassante, una coppa di gelato alla fragola in cui affogare i pensieri e qualcuno che ti dica ti amo.
Non un ti amo qualsiasi, ma un ti-amo-proprio. un ti amo che come-ti-sopporto-io-nessuno-mai.
Ecco tesoro, stai calma dillo a tua sorella o alla segretaria che reclama le ferie.
Vieni qui, dammi un bacio sulla fronte e stringimi forte.

Ok, non così forte.
E già che ci sei, levati quei fantasmini bianchi che mi fai venire il male di vivere.

sabato 8 ottobre 2016

AMORE STO MORENDO

No cucciolo, non stai morendo. Hai solo trentasei e sette di rialzo termico, molto probabilmente perchè ti sei divorato duemila teglie di lasagne e, come dire, il tuo metabolismo si è messo un attimo all'opera.
Molte di voi avranno notato, con l'avvento della stagione autunnale, che la maggior parte degli uomini impugna un termometro con la stessa serenità con cui noi impugniamo un Tampax: bastano un paio di Kleenex smocciolati e un blister di antibiotico, e il tuo uomo si sente in dovere di convocare il notaio, tanto per chiarire che la tuta della Juventus spetta all'amico del cuore e che il gatto e le tartarughe spettano alla fidanzata (Grazie amore bel regalo demmerda).

Un'unghia incarnita è per un uomo l'anticamera del piede diabetico, un mal di gola è un chiaro sintomo di tubercolosi: che poi, dove diamine pensi di esserti preso la turbecolosi? All'ultima partita di calcetto? O forse durante il pranzo di tua madre della domenica?
Fate vedere un ago ad un uomo e questo scapperà a gambe levate, manco gli aveste proposto una convivenza.
Gli uomini questa cosa dell'ipocondria ce l'hanno nel sangue, mica è colpa loro, è un po' come la storia del pettegolezzo o della fissazione per la linea di noi donne.E fondamentalmente la colpa è nostra. Perchè se non fosse per la sindrome da crocerossina del caizer che alberga in qualsiasi donna over 18, gran parte di queste lagne maschili non esisterebbero.
Amore mi esce il sangue dal naso.

Cucciolo! Vieni qui che ci penso io.
Amo, a te il sangue dal naso esce una volta ogni tre anni, mentre io ogni mese c'ho il ciclo, ma non mi sono fatta mettere in lista per una trasfusione!

Amore, ho uno strappo muscolare pazzesco!!
Amore mio, ti faccio un massaggio?
Pazzesco, dici? Mai quanto quello della mia ceretta di ieri.
Dovrebbero ideare dei corsi appositi per mogli e fidanzate, un po' come quelli di primo soccorso o di rianimazione per gli allenatori: "Come far capire al tuo uomo che non morirà per aver sbattuto il dito contro la scrivania", "Come far capire al tuo lui che andare a fare il vaccino non significa sottoporsi ad un'operazione chirurgica", ecc ecc.
Che poi fondamentalmente gli uomini si ammalano per due motivi: o perchè sono fragili e delicati come un'etoile dell'Opera de Paris che basta una folata di vento e già hanno la bronchite, o perchè (non prendiamoci in giro, è sempre così) la sera prima fanno i deficienti, della serie "non c'è la mia morosa, sono più leggero di una piuma", con maglietta a mezze maniche quando fuori gela la merla e il giorno dopo si ritrovano due tonsille grandi come le chiappe di Jennifer Lopez. (Bravo amore, vai ancora con i tuoi amici "in ciabatte nel locale, si va a comandare". VAI).
Ah...se gli uomini avessero il ciclo o dovessero partorire....
Quante volte abbiamo detto o sentito questa frase? D'altronde se il tuo lui si lamenta perchè ha preso una leggera botta al pollice giocando a basket, non oso pensare quante ne avrebbe dette nei giorni della sindrome premestruale. Altro che camomilla, altro che valeriana: per calmarlo probabilmente  avresti dovuto usare una pistola elettrica. Quindi sì, Signore, grazie: GRAZIE per aver adagiato sulle nostre fragili spalle il peso del ciclo, della gravidanza, della menopausa, della cistite, del metabolismo lento, della mammografia e della ritenzione idrica. Un po' come lo stirare le camicie o il buttare la spazzatura, preferiamo farlo noi, anche se magari abbiamo un rave party nell'utero, piuttosto che delegargli simili compiti e sentirlo brontolare tutto il giorno. PER L'AMORE DI GESU'.

E te lo ritrovi lì, il principino di casa, accucciato sul divano, con gli occhi lucidi e il broncio alla Oliver Twist, che ti fa quella vocina, un misto tra Calimero e Topo Gigio, chiedendoti gentilmente di mettergli una mano in fronte per sentire se scotta. Classico momento in cui, per quanto tu possa cercare di reprimere la crocerossina che c'è in te, ti si stringerà inevitabilmente il cuore e ti si spalancheranno le porte della maternità: un bacio sulla fronte, una spremuta piena di vitamine e una rimboccata alle coperte.

(Se quest'anno non  mi porti alle Seychelles amore, giuro che il mercurio te lo sciolgo in acqua al posto dell'OKI)

giovedì 6 ottobre 2016

Bridget Jones's Baby. #maiunagioia, certo, le ha tutte lei!!!

Buongiorno ragazze!!
Oggi vi voglio parlare della nostra amata Bridget Jones, l'avete visto l'ultimo film?!
Io sì e penso che questa cosa del "se puoi sognarlo , puoi farlo" vi sta un attimo sfuggendo di mano cari amici registi.
Perchè una ci mette quasi quindici anni per uscire dal tunnel di Meredith e Derek (quello che all'inizio è simpatico come un orzaiolo e che, sempre all'inizio, non ti dice che è sposato, ma poi alla fine si rivela il classico principe azzurro che tutte vorremmo), di Licia che "incontra per caso Andrea e Giuliano" e poi finisce tra le braccia di Mirko dei Bee Hive (capelli osceni, ma comunque ricordiamoci che erano gli anni '80) e di tutti quei fighi di The OC...poi arriva Bridget Jones e ci riporta tutte sul lettino dello psicologo.

Ditemi voi se è normale che una si apre un mutuo tra estetista, parrucchiere, palestra e fidelity card di Zara, e poi arriva questa che sta alla femminilità come Chiara Ferragni sta ai carboidrati alla sera, e conquista TRE (non uno, TRE) fighi anglofoni, quando noi a malapena riusciamo ad instaurare un contatto visivo con il commesso caruccio della Coop. Commesso che, nella migliore delle ipotesi, si rivelerà essere gay.

Comunque stavo dicendo: nella sua trilogia cinematografica Bridget ha il potere seduttivo di un paio di Crocs (sì, sto parlando di quelle ciabatte dal gusto discutibile).
Conosce Mark Darcy e taaaac lo strega.

Conosce Daniel Cleaver e taaaaac lo fa innamorare.

Conosce Jack Qwant e taaaac lo smutanda.


(Mentre noi qui a stento si rimorchia ben vestite e truccate come la copertina di Vogue).
Ma la cosa peggiore è che Bridget Jones, deviando leggermente il tragitto casa-lavoro, è in grado di conquistare tre manzi uomini diversissimi tra loro (una roba che nemmeno i cacciatori più esperti di Pokemon rari):
Darcy il gentleman (all'apparenza scorbutico e freddo, ma che nell'intimità riscalda più di una stufa ad infrarossi), Daniel il play boy (che però- ma guarda un po'- per Bridget ha un debole speciale nonostante le mutande di flanella che avrebbero fatto scappare anche il più disperato in astinenza) e Jack il milionario (che non solo ha la fortuna di avere le sembianze di Patrick Dempsey-eh no- che le spettatrici o le si deprime bene o si appende il ciack al chiodo).
(Mentre noi si va all'università, ci si iscrive in palestra, si frequentano più feste di Rihanna e alla fine ci si imbatte sempre nel solito coglione uomo. E manco è detto che gli piaci.)
E la cosa più deprimente è che non importa quanti maglioni improponibili sfoggerà, su quante bucce di banana inciamperà e quanti goffi pensieri usciranno dalle sue labbra: Bridget rimorchierà duro che manco le modelle che spendono 5000 euro per rifarsi le tette da sfoggiare a Formentera.

"La rivincita delle bruttine" o "C'è speranza per tutte", non so, per me Bridget Jones ha più culo di tutte le sorelle Kardashian in realtà.

Che solo a lei poteva capitare la fortuna di andare ad un festival musicale (uno di quelli in cui le probabilità di incontrare un figo sobrio e senza sifilide dipende solo dagli effetti allucinogeni delle anfetamine che hai in corpo) ed entrare casualmente proprio nella tenda di Jack/Patrick Dempsey (per poi passarci una notte tra sesso e divertimento che manco al Paese dei Balocchi). Quando noi invece (come minimo) saremmo finite nella tenda di Giancarlo Magalli.
Non so raga, cosa posso dire: non laviamoci i capelli per due giorni, indossiamo gambaletti color carne abbinati a mutandoni di flanella elasticizzati, mandiamo l'estetista in ferie....e vediamo che succede.

martedì 4 ottobre 2016

La sindrome dello studente sotto sessione.

Buondì!
Io e la mia equipe di ricercatori altamente qualificati (in ordine alfabetico: me, me, me, me e me) abbiamo scoperto una serie di patologie che riuniremo nella rubrica: "Evviva la patologia ia ia o".
In questo primo appuntamento parleremo di: sindrome da studente in sessione estiva protratta. I sintomi di questa patologia non sono però diversi dalla sindrome che colpisce gli studenti sotto sessione invernale.

La malattia colpisce giovani studenti e studentesse che si ritrovano a dover affrontare gli esami fino ad oggi (in caso di sessione invernale fino a fine febbraio). I soggetti affetti manifestano disinteresse nella pulizia e igiene degli ambienti in cui vivono (alcuni creano degli animali da compagnia con la polvere accumulata sul pavimento) ed elevati livelli di bruttezza legati al fatto che non hanno tempo nemmeno di andarsi a tagliare i capelli, il tutto associato ad una totale noncuranza del suddetto stato, tanto da poter parlare di "effetto Jumanji" (il paziente sembra infatti uscito dal gioco da tavola del rinomato film): soggetti di sesso maschile con barbe che nemmeno dopo due mesi di Isola dei Famosi e soggetti di sesso femminile ingaggiate nel ruolo di mamma orsa per rifare la scena dell'attacco a Leonardo Di Caprio in The Revenant a causa della coltre di pelo che ormai riveste la superficie corporea.
Abbiamo anche manifestazioni su un piano più cognitivo-comportamentale: stato emotivo alterato, eccessiva emotività che porta a crisi di pianto anche solo riguardando la scena dei saluti finali in una puntata dei Teletubbies, eccessiva fame compulsiva che porta a svuotare più volte ogni credenza che contenga cibi altamente calorici, tendenza ad eseguire movimenti ritmici della testa contro una parete (possibilmente dura e ruvida); nei casi più gravi i pazienti mostrano difficoltà nell'articolazione delle parole e riescono ad esprimersi solo urlando DIO DELLE CITTUAAAAA dei Pooh.
I soggetti più simpatici ed arguti invece sono stati visti cazzeggiare sui social, ma di questo non gliene facciamo mica una colpa: sono comunque i più simpatici ed arguti.



Alla prossima.

lunedì 3 ottobre 2016

La vita è un po' come la cottura degli hamburger

Buongiorno a tutti!!

Chi mi conosce bene sa che, nella mia vita, ci sono due cose che mi mandano in crisi: lo struccarsi la sera prima di andare a letto (a mio parere da considerare come disciplina olimpica) e cucinare.
Ma con gli anni devo anche ammettere di essere vagamente migliorata su quest'ultimo fronte, tranne per una cosa (che probabilmente non migliorerà mai): capire quando sono cotti gli hamburger.
Ieri sera ero lì a pensare ad un modo per capire quando quei maledetti avessero denaturato ogni forma di emoglobina, perchè non è che te lo dice Paolo Fox a Mezzogiorno in Famiglia: "Capricorno ascendente Pesci: stasera i tuoi hamburger saranno cotti in 9,27 minuti" e non te lo dicono nemmeno i fondi di caffè o la cartomante sul canale 73.
Allora ho preso una decisione coraggiosa: lasciamoli cuocere senza paura.

E, in quel momento, ho pensato che pure la vita è un po' come gli hamburger, cioè è inutile stare lì a cercare di capire quando è il momento adatto o quando si è pronti per qualcosa. Le cose succedono a prescindere da te. 
Sì, si può tentare di dare una mano al destino, a Dio, a Beyoncè, a Maria De Filippi o a chiunque crediate governi l'universo, ma tanto la maggior parte delle volte mica lo capisci quando sei pronto. Ti ritrovi semplicemente capace di affrontare situazioni per cui non avresti mai pensato di essere abbastanza grande o abbastanza pronto.
Quindi ecco, sei pronto e basta.

Un bacio a tutti e ciao.