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lunedì 19 settembre 2016

Mi merito di essere felice

Alla mia mamma (Tanti auguri!!!)...

Mi merito di essere felice perchè non è stato facile arrivare fino a qui. I sacrifici, la cattiveria gratuita, l'ipocrisia, le porte chiuse in faccia e tutte quelle che non sono riuscita ad aprire.
Mi merito di essere felice perchè non è stato facile e non lo sarà mai dimostrare veramente chi sono. Le energie che investo, la stoffa che ho.

Mi merito di essere felice perchè se non sono nata bella come Bar Rafaeli la vita dovrà pur farsi perdonare, no? Con quell'immagine allo specchio che non è (quasi) mai quella che voglio, con i jeans troppo stretti (tranquilla ma', li prendo io) e quelli che mi fanno il culo troppo piatto.
Mi merito di essere felice perchè so che sapore ha un rifiuto, una parola sgarbato, essere l'ultima scelta. "Che cosa avrò di sbagliato?" o "Che cosa ha quella più di me?" NULLA.

Mi merito di essere felice per tutto l'amore che ho dato e che non è tornato indietro. L'affetto per l'amica che mi ha tradito, l'aver spalleggiato un uomo che poi ha smesso di credere in me.
Mi merito di essere felice per tutte quelle persone che non hanno mai capito un cazzo. L'amica che pensava fossi stronza, ma in realtà ero solo diretta e sincera, quelli che non capivano la mia timidezza e l'uomo che mi ha lasciata andare invece di mettermi con le spalle al muro e dirmi "Resta".
Mi merito di essere felice per tutte quelle volte che sono stata sul punto di mollare, ma non ho mai mollato.
Per tutte quelle volte che ho resistito e che ho combattuto. Per tutte quelle volte che mi sono data una seconda possibilità.
Mi merito di essere felice perchè non ho mai smesso di credere in me neanche quando tutti mi davano per spacciata.

Mi merito di essere felice perchè sono rimasta fedele a me stessa nonostante chi mi avrebbe voluta diversa. Le persone perse lungo la strada e tutte quelle che non sono mai riuscita a conquistare.
Me lo merito perchè la felicità l'ho sempre augurata ali altri, Ed ora tocca a me.

venerdì 22 luglio 2016

Bambole Reborn: Le (dis)avventure di una Reborn Mommy #2

Buongiorno a tutti! Eccomi finalmente tornata con un altro articolo della fortunata serie "Le (dis)avventure di una reborn mommy"! Proprio oggi mi è successo qualcosa che non potevo non raccontarvi! Una di quelle cose divertenti/ assurde/ curiose che non sono proprio all'ordine del giorno, ecco. Ma un momento, calmiamoci e andiamo con ordine...
Sono cominciati i saldi e io, povera studentessa universitaria sfigata, non ho potuto andare per negozi prima del 15 Luglio, a causa degli esami (ma ditemi se è legale una cosa del genere!!). Comunque, dicevo, sono cominciati i saldi e finalmente anch'io, dopo settimane di eremitismo casalingo in cui sono andata fuori di testa irreversibilmente, ho potuto farmi un giro per negozi. E dopo essere passata da Stradivarius, Zara, Kiko e Tezenis (sì, perchè a differenza di quello che pensa la gente, compro cose anche per me!) mi sono infilata da Zeta (negozio di abbigliamento per bambini n.d.r.) che dalla vetrina prometteva sconti tra il 50 e il 70%. Se mi seguite su YouTube (o su Instagram) saprete che sto realizzando un'altra reborn... un maschietto, questa volta. Non avendo nessun vestitino maschile ho deciso di concentrarmi su quelli piuttosto che su abitini femminili, in periodo di saldi.
Ebbene sì, entro da Zeta e scopro che davvero ci sono tanti capi al 50/70%. Mentre rovisto nel primo cestone che mi è capitato a tiro in compagnia della mia amica, una commessa si avvicina e mi chiede se mi serve una mano. "Grazie, ma dò solo un'occhiata" rispondo educatamente. Durante l'ispezione del negozio, recupero un paio di occasioni che non posso proprio lasciarmi sfuggire (con la mia amica che continua a indicarmi questa
o quell'altra magliettina perchè "sono troppo belle, dovresti comprarle!") e mi dirigo verso la cassa. Ed è qui che, mentre la commessa smagnetizza i vari articoli, mi viene posta la fatidica domanda.
"Sono per te, diventi mamma?" mi chiede. In quell'istante il mio cervello scoppia in una fragorosa risata, ma all'esterno rimango impassibile. "No, no" rispondo con una mezza risatina. Insomma, cosa dovrei dire?! "Sì, divento mamma di un neonato in vinile che sto dipingendo io stessa?". No, certo che no. Non se voglio evitare il ricovero anche questa volta. Ma non è finita, ragazze, eh no, sarebbe troppo semplice così. La commessa mi guarda con atteggiamento comprensivo e ribatte "Ah è un regalo! Te lo incarto?". E a questo punto mi chiedo quando la smetterà con le domande. No, non è un regalo e non mi serve che venga incartato, durerà ancora molto il terzo grado?! Rispondo con un "Oh no, grazie, a posto così" e mi sento trapassare da uno sguardo inquisitore che sembra cercare di carpire se io sia in grado di impacchettare un paio di abitini per bebè oppure no. Poi, all'improvviso, questo spettacolo degno del teatro dell'Assurdo finisce, i vestiti vengono piegati e riposti in un normalissimo sacchetto di plastica con il nome del negozio, qualcuno (io) paga, qualcun altro (la commessa) allunga lo scontrino in direzione della busta.
"Arrivederci e grazie". "Grazie a lei, buona giornata".
Esco dal negozio. Anche questa volta ce l'ho fatta. Mi incammino in direzione di Pimkie, mentre continuo a cercare di capire cosa pensino le commesse che mi vedono in un negozio per bebè, apparentemente quindicenne e con i capelli blu, ma così pratica di taglie e modelli per neonati. Mah, forse non hanno tutti i torti a fare facce strane... dev'essere una situazione comicissima per qualsiasi spettatore esterno che vi assista. Nel caso dovesse capitarvi di vedermi in un momento del genere sappiate che siete liberissimi di venirmi in aiuto... o di non farlo, se volete farvi due risate!
Alla prossima! Baci <3